Tutta colpa delle Parche

Chi sono

senhal_mi@hotmail.it Utente: senhal

Archivio

oggi
aprile 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---

Categorie

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
sabato, 31 maggio 2008

Sex & the city - IL FILM

Avrebbe dovuto intitolarsi Vogliamoci bene. Dal punto di vista narrativo è una cagata pazzesca. La prima parte è molto piacevole, complice anche l’attesa con cui lo si guarda, la seconda invece cade nel cliché più selvaggio, dimentica completamente la caratterizzazione dei personaggi, eccezion fatta per Samantha, e cerca di accontentare il pubblico con un lieto fine ridicolo. Gli sceneggiatori sono stati attentissimi a non chiudere nessuna porta, quasi fosse in programma il sequel del sequel (e si può anche capire, visto il giro economico che ci sta dietro). Peccato che la narrativa si fondi sulla scelta, sulla biforcazione, e negare il codice ermeneutico della trama non si può: serve il coraggio di prendere posizione e andare avanti. A meno che uno non sia Ts’ui Pên. E questi evidentemente non lo sono. Nessuno pretende che chi scrive un film conosca Barthes, ma ci sono errori banali che si insegna ad evitare già in seconda elementare quando si inventa “la storia”.
Considerazioni tecniche a parte (neppure così tecniche a dire il vero, si tratta di elementi così grossolani da essere individuati persino dalla mia compagna di cinema, che tutto è tranne che una narratologa), sono felice di averlo visto. Lo aspettavo con ansia, mi ero organizzata una prima con il mio amico gay di fiducia, molto sex-&-the-city-inside, poi una serie di imprevisti hanno fatto saltare tutto e ho ripiegato sull’amica etero, zoccola ed esperta di moda (che in questi casi sostituisce a meraviglia il gay mancante).
La cosa che ci ha colpite di più è stata la massa di ragazzine travestite da Carrie, Charlotte, Miranda e Samantha. Uno spettacolo raccapricciante, sembrava la festa in maschera di un oratorio: adolescenti baffute, barbute, calve, anoressiche, gobbe e obese, infilate in completini cinesi vagamente osè, sospese su tacchi di dodici centimetri, con finte Fendi (sacrilegio!) marcate LL infilate sotto alle ascelle.
Nella fila davanti a me era seduta una stronza che ha mandato SMS per tutta la durata del film, costringendomi ad usare la borsa come barriera per proteggermi dal suo cellulare lampeggiante: è incredibile come possa un monitor tanto piccolo trasformarsi in un faro accecante nel buio della sala. Seduto accanto a me stava un uomo sulla cinquantina che, come se fosse stato allo Zelig, rideva come un matto ad ogni scena di sesso, dicendo: “che forte!”
L’immagine sfuggente di un pene ha gettato nello scompiglio più totale la sala: ci sono stati due minuti di silenzio e taaanti sospiri. Quando invece Miranda è comparsa nuda, da una delle file dietro si è levata una domanda: “ma è questa l’attrice lesbica??? Ma siamo sicuri che lo è davvero?” La battuta sulla ceretta all’inguine, invece, ha creato forti dubbi e perplessità nelle donne presenti, probabilmente nuove ad una tale possibilità di controllo del pelo.
Per il 90% del film la gente ha riso come se ci fosse stato il duo Boldi - De Sica in uno dei film-spazzatura di Natale. Per ogni omosessuale sullo schermo qualcuno in sala esclamava: “una checca! Un altro frocio! Ma che schifo!”. Ho sentito parlare di Manolo Blanx (come il dentifricio) e, in mezzo a tutta quella gente estranea all’estetista e abbigliata alla “vorrei ma non posso”, sono stata orgogliosissima dei miei semplici jeans con sneakers.
Avevo anche una fedele Chanel a cui sono stata abbracciata nei momenti più bui, quando le ragazzine (fascia d’età compresa tra i 15 e i 70 anni) hanno lanciato gridolini di gioia e si sono messe ad applaudire di fronte al bacio tra Carry e il merdoso Big, così come davanti alla riappacificazione tra Miranda e il fedifrago Steve. Un tifo da stadio interrotto dalla lapidaria considerazione della mia vicina etero: “questa celebrazione dell’espiazione come mezzo per raggiungere la felicità ha proprio stufato. Ma basta con questi retaggi giudaico-cristiani! Mettetevi in ordine, uscite da tutto questo sciattume e imparate a scopare che vi fa bene! Questo film è assurdo e questa gente è messa proprio male, voglio andare a casa”.
Fortunatamente subito dopo il film è finito e siamo sgattaiolate fuori prima che qualcuno la individuasse come l’artefice del commento.

postato da: senhal alle ore 00:19 | link | commenti (12)
categorie:
lunedì, 26 maggio 2008

Figli gay? Accoltellateli!

Dopo la ragazzina lesbica accoltellata dalla madre, ecco il ragazzino gay accoltellato dal padre e ferito in varie parti del corpo. La madre del ragazzo, altra indegna, difende il marito dicendo che è una brava persona. Chissà che avrebbe fatto se fosse stato cattivo!
Ma mi raccomando, ricordate: l'omofobia non esiste, l'omofobia non esiste, l'omofobia non esiste...
postato da: senhal alle ore 15:40 | link | commenti (6)
categorie:
mercoledì, 14 maggio 2008

Una donna ha cercato di uccirere la figlia, una ragazzina sedicenne, perché lesbica. A parte le ovvie considerazioni sul fatto che è inconcepibile che un genitore invece di proteggere il proprio bambino desideri sbudellarlo, io trovo MOSTRUOSO che questa notizia sia stata fatta passare sotto silenzio. Non c'è stata indignazione o condanna, i tg nazionali nemmeno ne hanno parlato (correggetemi se sbaglio) e la donna ora è accusata semplicemente di tantate lesioni!!! Vi rendete conto? Nemmeno tentato omicidio, solo tentate lesioni. Praticamente se le avesse dato uno schiaffo per la legge sarebbe stato uguale. Quasi che cercare di squartare la pancia del proprio figlio gay sia normale.
Se la cintura che indossava la bambina non avesse ostacolato la lama del coltello ora sarebbe morta. Ma chissenefrega, tanto è lesbica. E in Italia l'unico diritto che hanno i gay è quello di essere eliminati.
postato da: senhal alle ore 18:51 | link | commenti (9)
categorie:
martedì, 13 maggio 2008

Pensare che i disabili fisici, per il semplice fatto di essere tali, siano tutti buoni e gentili equivale a pensare che i gay sono tutti checche sensibili dotate di ottimo gusto. Le due categorie sono accomunate da un certo grado di discriminazione ed emarginazione, di conseguenza può capitare che abbiano la tendenza ad essere “bastard inside”.
Ho assistito ad una lotta all’ultimo sangue in cui un cieco dava dell’handicappato di merda ad un malato di sclerosi multipla e lo istigava a colpirlo: “sfigato inchiodato ad una sedia fatti avanti, dai! Colpisci se ci riesci! Non riesci a sollevare il braccio? Ah ah ah”. E il ragazzo in sar rispondeva colpendo con oggetti vari il cieco dicendogli: “beh, che succede? Non vedi quello che ti colpisce? Non ridi più adesso?”
Uno spettacolo rivoltante. L’essere umano ha una stupidità infinita. Infatti esistono i gay omofobi, gli ebrei antisemiti, i disabili che odiano i disabili ecc.
Ho assistito ad una scena in cui una ragazza piangeva disperata perché due suoi famigliari erano ricoverati per malattie diverse in ospedale, lei aveva appena avuto un brutto incidente d’auto e, facendo i controlli, avevano scoperto di doverla sottoporre ad un intervento che si preannunciava ricco di imprevisti e dolore. Insomma, un periodo non proprio roseo. Lei aveva paura per sé e si chiedeva chi si sarebbe occupato del resto della famiglia. Il disabile accanto a lei (che non la conosceva e la vedeva per la prima volta) le ha urlato di tacere e di piantarla di lamentarsi, che le stava bene, se lo meritava, così finalmente avrebbe capito cosa provano quelli come lui (notare che il suo deficit motorio non comportava e non aveva mai comportato il minimo dolore, inoltre il simpatico uomo era di ritorno da un bel viaggio).
L’altra perla di bontà e purezza d’animo è stato il cieco che, senza motivo, ha menato il suo cane guida nel tentativo di ucciderlo (vera eccezione, di solito si crea un legame molto forte e importante). Il cane è finito ricoverato con varie fratture e l’unico morto è stato il bastone, irrimediabilmente piegato.
Per non essere da meno, una signora in sar ha deciso di prendere un cane del canile, uno che attendeva con ansia e speranza una famiglia da anni, l’ha rinchiuso in una stanza perché lei non lo può portare fuori, l’ha tenuto per una settimana e poi l’ha riportato in canile perché non le piaceva il colore del pelo.
Per finire, uno con stampelle e tutori vari ha colpito ripetutamente una bimba di circa tre anni rea di essergli andata davanti mentre correva con la merenda in mano.
Se c’è una cosa che ho imparato, in tutti questi anni a contatto con chi combatte la fatica di vivere con una menomazione, una difficoltà o un dolore, è che questo non ingentilisce l’animo, non affina la sensibilità, non aumenta la comprensione, la solidarietà e l’umanità, ma semplicemente esaspera chi subisce la malattia e scatena una sorta di spirito di sopravvivenza che a volte si manifesta con un’aggressività e un’insensibilità totali, rivolti su chi è giudicato più debole. Nessun disabile oserebbe mai attaccare un omaccione grande e grosso, ma gli animali, i bambini e meglio ancora gli altri malati sono vittime designate.
Unica attenuante per il disabile sterminatore e bastard inside: il mondo è pieno di sani convinti che la salute sia un diritto. Sani che, ignari della fortuna e del privilegio che hanno, la mettono a repentaglio continuamente solo per sentirsi fighi e prendono in giro chi ne è privo. La voglia di augurargli una mezza difficoltà viene per forza, ma questo non giustifica la cattiveria e l’egoismo fine a se stesso.
Avete presente la gara a chi è più gay che si scatena negli ambienti omosessuali, e le accuse selvagge a chi si giudica non abbastanza frociante? È  un atteggiamento imparentato con un altro fenomeno che merita attenzione: la gara a chi è più disabile. Quante volte ho sentito uno accusare un altro di non essere abbastanza malato, scatenando una gara a chi è più grave, a chi è più bravo, a chi è il disabile migliore dell’universo. Capita spesso di vedere due, accomunati dalla stessa malattia, accusarsi a vicenda di essere troppo sani, e sentirsi superiori al resto del mondo in quanto “i più malati”, “quelli messi peggio”, “quelli più gravi”. Probabilmente cercare di convivere con un mostro che mangia il corpo e la vita li ha resi sudditi adoratori di quello schifo di cui conoscono la forza. Se quell’entità è quella più forte, invincibile, allora essere quelli che la possiedono al massimo grado e nel modo più perfetto non può che elevarli al di sopra della massa. Perché alla fine, in qualsiasi ambito vitale, l'uomo è sempre l'uomo e in ballo non c'è mai nient'altro che la sua personale ed egoistica supremazia.

postato da: senhal alle ore 19:51 | link | commenti (6)
categorie:
lunedì, 05 maggio 2008

Visita specialistica per problema urgente

Lei: Con il nostro grandioso SSN mi hanno proposto un medico sconosciuto, probabilmente con laurea Cepu, disponibile nel dicembre 2008.
Io: Non vuoi morire nell'attesa? Beh ma vai a pagamento da uno bravo!
Lei: Ho provato a prenotare, ma la segretaria mi ha detto:«Le va bene gennaio 2010?»
postato da: senhal alle ore 17:46 | link | commenti (3)
categorie:
giovedì, 01 maggio 2008

Un bel sogno

Sogno la meritocrazia. Sogno un mondo in cui i laureati si occupano di quello che hanno studiato, su cui hanno investito energie, tempo e denaro. Un mondo in cui gli analfabeti non dirigono aziende, non diventano docenti universitari, ma si limitano a zappare la terra e a pulire i cessi.
Sogno un mondo senza parenti di o amici di, un mondo in cui essere raccomandati è considerato un disonore, un mondo in cui esiste la dignità e la passione per ciò che si fa.
Sogno un mondo in cui si sa cos’è la cultura e ci si vergogna di offenderla. Un mondo in cui i delinquenti non sono considerati eroi e non diventano vip. Anzi, sogno proprio un mondo senza vip. Un mondo in cui la ricerca scientifica esiste e non è un semplice teatro finalizzato all’accaparramento selvaggio dei finanziamenti, in barba ai malati che muoiono e continueranno a morire nell’indifferenza divertita dei sani. Un mondo dove dire chissenefrega è reato, punibile con l’ergastolo.
Sogno un mondo dove esiste la qualità, un mondo in cui si conosce il rispetto. Un mondo popolato da gente che sa scrivere il mio nome, e considera quantomeno penoso inviarmi comunicazioni di lavoro indirizzandole ad una persona che non esiste. Sogno un mondo in cui chi sbaglia il mio nome è punito con una sprangata sui denti e la condanna a rifare le elementari, stando in ginocchio per cinque anni su chiodi incandescenti.

Ma è solo un sogno.

postato da: senhal alle ore 13:21 | link | commenti (9)
categorie:


Heracleum blog & web tools