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martedì, 30 dicembre 2008

Iniziamo bene il 2009

Sarà stata sicuramente la stanchezza, perché mi rifiuto di dare ragione a Freud. Ho appena comunicato a colleghi, parenti, conoscenti, superiori e alte personalità di essere lesbica. Dovrei spaventarmi e disperarmi, pensare alla pronta smentita, e invece sto ridendo come una pazza. Non posso credere di averlo fatto! E il bello è che è stato un incidente!!! Un modo originale per iniziare il nuovo anno: un coming out involontario che causerà più danni di una calamità naturale.
Io odio Facebook. Lo considero il sito più idiota e pericoloso mai concepito, un passatempo perfetto per minorati mentali. Quando una mia collega, gerarchicamente sopra di me, mi ha detto che dovevo smetterla di rifiutare gli inviti e decidermi a farmi un profilo, ne ho prodotto uno asettico, supersegreto, impersonale, e ho persino usato la versione italiana del mio nome. Insomma, ero praticamente in incognito, ho aggiunto solo gentaglia che mi sta sulle palle e con cui devo mantenere un rapporto formale (non capirò mai perché usano Facebook visto che il rapporto è formale...)
Oggi, mentre controllavo le notifiche e pirlate simili, sono stata presa da un momento di curiosità e sono andata a vedere i gruppi lesbici. Mi sono svagata così bene che ho completamente dimenticato di essere su fb, e mi sono candidamente iscritta ad un gruppo stile "orgoglio lesbico, fan di L world" con due donne nude in copertina.
Un secondo dopo è comparsa una richiesta di chat, e quando ho letto il nome di una collega odiosa mi sono resa conto di quello che avevo appena fatto. Ho prontamente rimosso la mia adesione al gruppo, ma ho già ricevuto diversi messaggi, uno anche di un caro amico che mi avvisa che c'è gente che gli ha scritto per sapere se sono davvero lesbica come si dice.
Non posso credere di averlo fatto davvero, di essere stata così stupida. Eppure, invece di pensare al massacro (e al licenziamento) mi viene solo da ridere.
Sarà la fase delirante in cui si cade prima di essere giustiziati.
postato da: senhal alle ore 17:43 | link | commenti (9)
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sabato, 20 dicembre 2008

Prof. T.S.

Nell'ultimo mese ho lavorato 25 ore al giorno e ho dedicato il resto del tempo alla mia vita privata. E' stato un periodo intenso, anche perché sono stata accanto a persone care che stanno per andarsene. Mentre ero impegnata con loro, mentre cercavo di non farmi cogliere impreparata dal lutto, ho saputo quasi per caso che una nota genetista, una donna straordinaria con cui ho avuto la fortuna di lavorare durante la mia parentesi biochimica, non c'è più. Non la vedevo da anni, ma sapevo che c'era e anche negli ultimi mesi di lavoro in laboratorio non è mai mancato il riferimento al suo lavoro, alle sue "frasi storiche", persino al suo abbigliamento. Sia io che il mio collega nutrivamo una profonda stima, quasi un'adorazione per questa professionista di altissimo livello che non aveva mai rinunciato ad essere prima di tutto una donna, il tipo di medico che tutti ci auguravamo di poter essere. Una persona fuori dal comune, una delle poche a cui io mi sia affezionata. Non è possibile che non ci sia più.
E io che mi illudevo di aver imparato a non farmi cogliere impreparata.

(Mi rendo conto che non è argomento da blog e che anzi si passa pure per dementi ad affrontare certe cose su di un blog, ma la sua morte è già passata inosservata sui vari canali dell'Università, e trovo scandaloso che sia stata accolta dalla più totale indifferenza, come se T. non fosse mai esistita)
postato da: senhal alle ore 20:14 | link | commenti
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