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Tempo fa ho incontrato per lavoro una tizia che non conoscevo, ma che si era informata sul mio conto. Mi ha fatto subito sapere che le avevano raccontato (se trovo chi è stato…) che nel tempo libero mi occupo di disabilità, le avevano persino descritto le singole attività in cui ero impegnata. Lei ha ripetuto più volte che sono da ammirare, che è una cosa straordinaria, e quando ero sul punto di mandarla affanculo mi ha chiesto come mai mi piacevano tanto gli handicappati. L’ha chiesto così, come si può chiedere ad uno che si occupa di coltivazione dei tulipani come mai ha questa passione per quei fiori (ed è una domanda del cazzo anche nel caso dei tulipani!) Ho usato tutte le mie forze per contenermi, ho raccolto le mie cose e ho cercato di uscire dal suo studio. Allora lei mi ha fermata e mi ha detto: “nell’università dove lavoravo prima c’era un dottorando sordo, lo conosci?” A questo punto ho afferrato la borsa con entrambe le mani per tenerle impegnate ed evitare di usarne una per sfracellarle la faccia. Ho detto rapidamente che dovevo andare, e mi sono infilata in corridoio. Lei mi ha seguita urlando che aveva i recapiti del dottorando sordo, che magari potevo contattarlo. Le ho chiesto per quale motivo avrei dovuto, ma a lei sembrava così ovvio che non ha capito la mia domanda e mi ha guardata con uno sguardo ebete (anche perché non c’erano molti altri sguardi a disposizione…) Poi, per dimostrarmi che anche lei ama gli handicappati ed è una donna avanti, mi ha raccontato il seguente aneddoto: “sai, nel mio palazzo c’è un inquilino sulla sedia a rotelle! Pensa! Io però non lo guardo, perché mi fa impressione… sì, insomma, è davvero schifoso. Però pare che lavori persino! Fa l’impiegato, e altri condomini mi hanno detto che riesce a farlo, e che quando lo salutano risponde, insomma, capisce quando gli parlano. Io non ho niente contro di lui, mi fa piacere che abbia una casa… anche se non riesco proprio a guardarlo in faccia, quando lo vedo da lontano abbasso lo sguardo e vado via. Allora, ti do i dati del dottorando sordo? Così potete contattarvi”. Mi ha sorriso in attesa che mi complimentassi per la straordinaria apertura mentale, e probabilmente anche in attesa di un sonoro grazie per i recapiti del dottorando. Ho ripetuto che non vedevo perché avrei dovuto contattare quel ragazzo, l'ho salutata e mi sono buttata nell’ascensore. Ho dovuto fare un pezzo di strada a piedi per sfogarmi, e credo di aver fumato una decina di sigarette in cinque minuti. Oggi ho saputo che la prof si è lamentata dicendo che sono una stronza, che non l’ho più contattata per chiederle i dati di un ragazzo che le avevo chiesto di darmi, e che mi sono comportata malissimo, sono stata davvero poco cortese, e lei non vuole mai più avere a che fare con me. (Dio sia lodato!!!)